Marmore, Piediluco e La Sabina

 

INTRODUZIONE

A sud di Terni si estende la piana Reatina, dominata dal Massiccio del Terminillo, e chiamata Valle Santa, per il segno indelebile che San Francesco lasciò fondando i suoi santuari di Greccio, Poggio Bustone, La Foresta e Fonte Colombo. Al confine tra i territori della Sabina e del Ternano, lo splendido Lago di Piediluco, residuo dell’antico Lacus Velinus, e la terrazza calcarea di Marmore, dove il Velino si tuffa nel Nera a formare la Cascata delle Marmore.

 

ITINERARIO

Lasciato il B&B, una volta giunti sulla strada asfaltata, invece di scendere a destra verso la Valnerina, imbocchiamo via della Sponga verso sinistra e cominciamo a salire. Dopo 800 mt la strada sbocca sulla Strada Statale 79 Terni-Rieti, proprio di fronte al piccolo cimitero di Papigno.

Giriamo nuovamente a sinistra e continuiamo la salita che ci porterà fino all’altitudine di 370m slm.

E’ questa la quota a cui si trova la Piana Reatina ed il lago di Piediluco, ed è proprio grazie all’esistenza di questo dislivello con la conca Ternana (130 m slm) che il fiume Velino gettandosi nel Nera genera il salto della Cascata delle Marmore.

 

Giunti dopo circa 2 km ad un tornante a sinistra, sulla destra notiamo un piccolo bivio con l’indicazione Miranda.

Se abbandoniamo l’itinerario principale per un po’, imbocchiamo questa strada, e dopo una ripida salita di 4 km arriveremo al medievale Castello di Miranda.

Dal belvedere di questo minuscolo ma splendido borgo, situato a 597 mt d’altezza e abitato da 77 persone e forse mille gatti, si gode uno dei panorami mozzafiato più suggestivi dell’intera Conca Ternana.

Affacciandosi dallo sperone di roccia sul quale sorge il castello, si può infatti abbracciare con un solo sguardo l’intera Conca Ternana, tutta la valle del Nera da Ferentillo a Narni, la valle del Serra, Cesi e Sangemini.

Nella parte alta del paese da vedere i resti dell’antica torre pentagonale fortificata e la chiesa della S.S. Trinità.

Per gli amanti del trekking, da Miranda parte un bellissimo ed antico sentiero in quota, che vi condurrà in una passeggiata di 5,5 km attraverso i boschi, fino a raggiungere le suggestive rovine dell’importantissima Abbazia di San Benedetto in Fundis, risalente al 1180.

Questo sentiero prosegue fino al paese di Stroncone e costituisce la prima tappa del Cammino dei Protomartiri Francescani.

Questa via di pellegrinaggio, ripercorre le vie seguite dai Santi Berardo, Ottone, Pietro, Accursio e Adiuto, denominati anche Protomartiri Francescani essendo i primi missionari inviati da Francesco d'Assisi nelle terre dei Saraceni, martirizzati ed uccisi in Marocco nel 1220.

Web: www.camminoprotomartiri.it

 Scarica qui gli itinerari del Cammino dei Protomartiri Francescani

 

Tornati sulla statale per Rieti, continuiamo a salire finchè, dopo altri 3 km, la strada torna pianeggiante e giungiamo all’abitato di Marmore, sopra l’omonima rupe.

 

Ancor prima di entrare in paese, superate le prime abitazioni, ponete attenzione ad un bivio stretto e poco visibile sulla vostra destra, che immette su una via chiamata Vocabolo Rocchetta. Fare questa piccola deviazione vi ripagherà con uno spettacolo straordinario. Vi conviene lasciare la macchina dopo pochi metri, in un piccolo spiazzo davanti ad un antico forno per la fabbricazione della calce, e proseguire a piedi. In questo modo potrete con calma leggere la cartellonistica che vi farà scoprire alcune chicche di archeologia ed ingengneria idraulica della zona.

Proseguite in salita per circa 500 metri, poi imboccate un sentiero che dopo altri 300 metri vi porterà in una incredibile valle dalla forma tondeggiante, che in passato era stato un lago.

Potreste avere difficoltà a trovarlo, affidatevi ai segnali lungo la strada e alle indicazioni degli abitanti della strada.

Questa valle è Cor delle Fosse, un luogo incredibile e sconosciuto anche alla maggir parte dei Ternani.

Sulle pareti rocciose che circondano questo bacino naturale situato ai piedi di monte S. Angelo, potete ammirare delle enormi ed incredibili concrezioni mammellonarie, formate nei millenni dallo stillicidio delle acque calcaree del Fiume Velino. Numerose grotte e tracce preistoriche di resti umani ritrovate qui, contribuiscono ad accrescere l’importanza di questo gioiello nascosto.

 

Tornati sulla statale, bastano pochi metri per giungere al centro del borgo di Marmore.

 

Dal paese si accede al Belvedere Superiore del Parco della Cascata delle Marmore, da dove potrete ammirare dall’alto la maestosità del salto principale della Cascata, o scendere attraverso il sentiero 1, fino al Belvedere inferiore.

Della Cascata si è già parlato nell’itinerario n.2

 

Adiacente al centro abitato di Marmore, troviamo il Parco dei Campacci, che si estende dalla riva destra del fiume Velino fino alla rupe della cascata, costituendo un grande terrazzo naturale sul Parco fluviale del Nera. All’interno è presente un'area attrezzata con il centro visita della cascata, un bar, un punto ristoro, sentieri e spazi vari per attività sportive e per il tempo libero, un parcheggio ed un camping.

Dal Parco dei Campacci, parte un interessante itinerario di 2,8 km, che in poco più di un’ora permette di vedere meravigliosi scorci panoramici verso la Valnerina, interessanti manufatti di archeologia industriale, un suggestivo laghetto artificiale, i ruderi del Mulino Cocchi ed i resti della condotta dismessa della ex centrale idrolettrica di Spoleto, fino a terminare nel piazzale G. Vasi dopo aver attraversato il ponte in ferro sul fiume Nera.

Scarica qui l’Itinerario Parco dei Campacci – Piazzale Vasi

 

Da ricordare che a Marmore visse per vent’anni e morì nel 1984 il famoso Architetto Mario Ridolfi, che partito dal razionalismo, aderì al neorealismo architettonico, segnando in maniera indelebile l’architettura e l’urbanistica della città di Terni. Da non perdere il piccolo gioiello della Casa Lina, manifesto della sua architettura e sua ultima dimora.

 

Lasciata Marmore, seguiamo la strada che costeggia il dolce procedere delle acque del Fiume Velino, mentre si avviano verso la Cascata. Quello che vediamo alla nostra destra in realtà, non è l’originale percorso del fiume, ma il lungo canale rettilineo della Cava Clementina, fatta scavare nel 1601 da Papa Clemente VII.

E’ questo l’ultimo dei 5 canali (cava Curiana 272 a.C., Reatina 1422, Paolina 1546, Gregoriana) scavati fin dall’epoca Romana, per tagliare il possente banco di travertino della rupe di Marmore e “svuotare” così il Lacus Velinum, un enorme lago che fin dall’epoca preistorica sommergeva tutta la conca Reatina, rendendola una palude malsana e malarica.

Fu quindi per bonificare queste terre, che vennero scavati i vari canali che, scaricando le acque del lago nella valle del fiume Nera, hanno dato vita alla Cascata delle Marmore, ed il lago di Piediluco non è che un piccolo bacino frammento dell’antico lago ormai scomparso.

Se vi fermate per un attimo ad osservare con occhio attento il canale, noterete che questo viene attraversato in vari punti da un filare di folti alberi che procede a zig zag lungo la valle. E’ questo l’alveo dell’antico fiume, del quale rimane solo la vegetazione che costeggiava le sponde.

 

Dopo circa 2,5 km, la strada curva energicamente verso sinistra, proprio all’altezza del Ristorante Teresa, una delle trattorie più tipiche e note del ternano. Da questo punto in poi lasciamo l’argine del fiume Velino, e costeggiamo per un po’ un canale artificiale lungo 400 mt prima di cominicare a vedere finalmente le acque del lago.

Questo canale fu cosruito nel 1920 per collegare il lago con il fiume Velino (che non lo attraversava ma lo lambiva solamente); in questo modo il lago ès tato trasformato in un bacino di regolazione del flusso idrico del fiume, in modo da regolarizzare la portata delle acque che formano la cascata.

 

Superato il canale, costeggiamo il lago per 3 km, fino ad entrare nello splendido borgo di Piediluco, da dove possiamo ammirare finalmente le tranquille acque dello splendido Lago di Piediluco.

Il lago è un incantevole specchio d’acqua incastonato tra i monti, quasi un laghetto alpino, il cui nome significa "ai piedi del bosco sacro", circondato da rilievi boscosi, tra i quali possiamo ammirare di fronte al paese la montagna dell'Eco, dalla caratteristica forma di largo cono. Questa montagna deve il suo nome al fatto che è in grado di rimandare un intero endecasillabo in maniera perfetta, e se vi delizierete con un giro turistico in battello su lago, il capitano vi farà provare in prima persona il suggestivo effetto dell’eco, oltre a farvi scoprire i suoi tanti meravigliosi scorci ascoltando le storie del paese, della rocca e dei pescatori che vivono sulle sue sponde.

 

Sulle sue acque si riflettono le basse casette colorate, del pittoresco paesino di Piediluco, col suo assetto urbanistico rimasto invariato dal medio evo, le barchette dei pescatori, ed i resti della superba Rocca Albornoz, dell'XI secolo, che ormai semidiruta domina solitaria dalla cima del Monte Luco. Una ripida strada stretta e tortuosa, alla fine del paese, vi porterà fino ai piedi della rocca da dove potrete ammirare un panorama mozzafiato.

Da non mancare la caratteristica Chiesa di San Francesco, che fu eretta nel 1298 per celebrare le numerose predicazioni del Santo a Piediluco, durante il suo cammino verso la valle Reatina.

Il lago, sede di manifestazioni di canottaggio di carattere mondiale, è un frequentato centro turistico, ed offre la possibilità di praticare vari sport lacustri, quali canoa, vela, wind-surf e pesca sportiva.

 

 

Dalle sponde del lago si vede in lontananza, adagiato sulle pendici di un monte, il pittoresco paesino di Labro, distante 8,5 km, che in pochi minuti di automobile può essere raggiunto per godere di una passeggiata al di fuori del tempo.

Labro è un borgo unico per la sua millenaria storia di rocca a guardia degli antichi confini fra le terre umbre e reatine, posizionato in cima a un colle boscoso, la cui storia feudale inizia nel 956 quando l'imperatore germanico Ottone I concede ad Aldobrandino de'Nobili la signoria del castello.

Nel cuore del paese si trovano le tre porte incastonate in mura che formano una piccola aula, dalle quali si dipartono tre arterie che si snodano nel centro storico; una di esse conduce al Castello Nobili Vitelleschi (X - XI sec) la cui visita riserva mirabili sorprese, da un arredo ben curato ad un archivio completo della famiglia stessa.

Proseguendo verso la parte alta del paese si arriva alla Chiesa Santa Maria, eretta in collegiata nel 1508.

Dopo la Chiesa si arriva nella parte più alta del paese dove è presente uno splendido teatrino, cornice di raffinate rappresentazioni, dal quale si può ammirare un emozionante panorama che si perde all'orizzonte dal lago di Piediluco fino all’imponente massiccio del Terminillo.      
Fuori del paese, presso il cimitero ci sono la Chiesa di Santa Maria della Neve e l’antico Convento dei Francescani Osservanti che si insediarono alla fine del XVII secolo. Da vedere palazzo Crispolti con un bellissimo giardino interno e una antica fonte del XV secolo.

Labro è un vero e prorpio gioiello, perché è stato integralmente sottoposto a un restauro di tipo conservativo.

Alla fine degli anni '60, il paese antico, quasi completamente spopolato, fu infatti 'scoperto' da un architetto belga che intraprese un'ispirata e ardita opera di recupero urbanistico: utilizzando materiali e forme originali riuscì a compiere il miracolo di resuscitare l’autentica atmosfera della rocca medievale!

 

A Labro termina il nostro quarto itinerario.

 

Siamo già nel Lazio, e da qui, se il tempo a vostra disposizone lo consente, potrete andare in esplorazione dei tanti capolavori naturalistici ed architettonici che costellano la Piana Reatina.

Solo per citarne alcuni, abbiamo Greccio (20 km) col primo presepe della storia realizzato proprio da San Francesco nel 1223, Rivodutri con la salita fino al millennario e leggendario Faggio di San Francesco (18 km), le Sorgenti di Santa Susanna (10 km), Poggio Bustone paese natale di Lucio Battisti, col suo Santuario Francescano (13 km), Rieti splendida città di orgine Romana dal ricco centro storico sulle sponde del fiume Velino, con gli altri due Santuari Francescani de: La Foresta (22 km) e Fonte Colombo (28 km), ed infine il superbo Monte Terminillo che con i suoi 2217 mt è visibile nei giorni sereni anche da Roma (45 km).

 

ITINERARIO 5 - D

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